“Disabilità è un termine che in ogni modo deve essere scritto e letto al plurale, non esiste la disabilità come categoria, se non come astrazione arbitraria da situazioni di vita che nulla hanno in comune tra loro, determinata secondo cooordinate culturali”.
Il Progetto Piscina è attivo da alcuni anni ormai, in questo lasso di tempo ha attraversato periodi burrascosi e altri di calma piatta, ha fatto circolare persone attraendole a sé e ha perso alcuni componenti importanti, ha suscitato idee e si è fatta affascinare da alcuni concetti presenti nell’
ICF.
L’ICF ci ha portato ad elaborare un percorso di riflessione sull’ambiente (fisico, sociale e relazionale) e sull’influenza che quest’ultimo esercita sul benessere delle persone e sul concetto di disabilità.
Se è vero che ogni persona è ciò che è in base al contesto in cui si trova, nel quale viene vista agire e viene riconosciuta come tale e se è vero che il giudizio delle persone (attraverso un linguaggio definitorio), incatena l’altro ad un’etichetta imprigionandolo in una casella dal quale è difficile uscire; è vero perciò che siamo “condannati” a vivere una parte e ad essere percepiti solo come una parte di un tutto.
La disabilità, la fragilità, la follia, l’irrazionalità, la bruttura, non sono aspetti circoscritti da confinare in un campo e poi da eliminare, sono intrinseci al genere umano e al contempo sono prodotti culturali; non esiste infatti il disabile, il folle, lo straniero, l’omosessuale (intesi come mere astrazioni concettuali) ma esistono tante persone che condensano in sé aspetti differenti.
Sguazzi, in particolar modo il Progetto Piscina, ha la possibilità di sperimentare un ambiente differente (mi riferisco a quello acquatico), un ambiente che, contrapponendosi alla forza di gravità, in qualche modo si oppone anche a ciò che sulla terraferma viene considerato “normalità”. In acqua infatti le persone acquistano abilità differenti, in acqua non si può parlare di abili e disabili nello stesso modo in cui si fa all’esterno.
La Piscina in tal senso può diventare un riflettore in grado di esaminare gli “handicap” presenti in tutti noi e ci può mostrare che, se in un ambiente maggiormente favorevole riusciamo a vedere l’altro con occhi nuovi, forse, lavorando sull’ambiente sociale, potremmo fare lo stesso.
Ci vuole impegno, pazienza, approfondimento, è per questo che il Progetto Piscina ha deciso di diventare un LABORATORIO, un luogo di ricerca in cui rivedere il concetto di normalità e di disabilità comunemente intesi. L’obiettivo del laboratorio non è negare le menomazioni, dati oggettivi e incontrovertibili, non è livellare le persone e affermare che siamo tutti uguali o tutti diversi o tutti disabili, il laboratorio si propone di approfondire il modo attraverso il quale guardiamo l’altro, di trovare lenti inusuali e anticonvenzionali, di scoprire vie nuove di decifrazione dell’identità altrui.
Il laboratorio vuole intrecciare il filo della teoria a quello della pratica, vuole individuare “esercizi” concreti da presentare e sperimentare in piscina e al contempo vuole creare un gruppo di studio che rifletta su ciò che si sta facendo.
Gli esercizi in acqua, difficilissimi da trovare, vogliono dimostrare che il nostro modo di vedere l’altro è condizionato dai pre-giudizi e dagli stereotipi che abbiamo interiorizzato durante la crescita i quali veicolano il nostro modo di pensare e di interagire in tutti gli ambienti in cui ci veniamo a trovare, anche se questi ambienti sono totalmente differenti tra loro.
D’ora in poi quindi si parlerà di laboratorio, saremo tutti artigiani ed artisti! Se volete prenderne parte non dovete far altro che venire in piscina ad Osio Sotto o a Ghisalba dalle 15 alle 16 di ogni sabato pomeriggio da ottobre a maggio.
Noi un tentativo lo si vuole fare! Non cambierà il mondo ma sicuramente il nostro microcosmo sì!
Ci piace salutarvi con questa frase, scovata da Enrico per noi, è di Antoine de Saint-Exupery “L’amore non consiste nel guardarsi negli occhi, ma nel guardare insieme nella stessa direzione”
A presto!